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Radio C.A.O.S.

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Chi siamo

Gli anni ’80 hanno segnato un profondo cambiamento politico, culturale e sociale, in Italia e in realtà locali, anche la Valle Caudina.
Dagli scandali politici della P2 e del pentapartito. La morte di Berlinguer e la caduta del muro di Berlino. La fine dell’unione sovietica e la mafiopolitica che prende il sopravvento. Lo scandalo tangentopoli e la cementificazione della Campania. L’Irpinia e il Sannio deturpate dall’interesse politico. E ancora: scandali, mazzette, tradimenti, cambiamenti, ribaltoni … il declino di una classe dirigente.
Dai cambiamenti sociali e culturali che hanno segnato anche il mondo giovanile, figli di un ’68 che non ha saputo trasmettere il messaggio di fratellanza che si era prefisso, restando nient’altro che messaggi di spensieratezza e di un mondo immaginario come se vivessimo nel Paese delle meraviglie.
Da questo mondo che oggi trasmette apatia, egoismo, strafottenza, violenza, il tutto trascinato dal “dio denaro” e dal mondo del marketing, delle pubblicità, delle lobby, dei potenti, del personalismo, del culto della moda e del vivere senza problemi, abbiamo deciso di uscire allo scoperto, nell’incoscienza delle nostre azioni. Spinti però dallo spirito di ribellione che abbiamo dentro perché NON vogliamo più aspettare.
Gli anni ottanta sono stati un macigno sulle generazioni attuali e noi, figli degli anni ’80, dobbiamo combattere culturalmente e fisicamente.
Ma la lotta è ormai cambiata. Sembrano essere finite l’epoche delle rivoluzioni e delle rivolte. Vogliamo archiviare il periodo delle stragi (rosse, nere e bianche) perché non vogliamo un mondo che procede a passo di gambero. L’arretratezza la viviamo quotidianamente. Dal nord che vive un ritorno al razzismo, al sud che cova giorno dopo giorno la rabbia che sfociò nel brigantaggio dell’ ‘800. Dal neofascismo che incute timore, più di prima. Non perché fascisti, ma perché paventano nuove idee su una base marcia e logora, spacciandosi come i buonisti della situazione. Come se le loro idee fossero state fraintese e adesso, come un bambino capriccioso, chiedono di essere ricreduti. Questo riguarda TUTTI i fascismi in Italia. Non abbiamo idee massimaliste, perché ad ogni idea ci sarà sempre qualcuno che tenterà di storcerne il significato. Non possiamo seguire un' idea perché siamo talmente sommersi di merda che, prima di esprimere e seguire un concetto massimalista, dobbiamo migliorare ciò che ci circonda. Quindi i primi a cambiare dobbiamo essere NOI: nel modo di pensare, di agire, di lottare, di acculturarci, di ribellarci. Dobbiamo cambiare le ingiustizie che attanagliano il nostro paese poiché il cambiamento parte da qui, cioè dalla terra nella quale convivi con le ingiustizie, quotidianamente.

Partiamo con ordine: perché antifascisti?

Il C.A.O.S è anche un movimento ANTIFASCISTA. Perché?
Perché siamo contro ogni forma di violenza, dittatura e autoritarismo. Inoltre combattiamo l’idea di patria, famiglia Dio e razza poiché sono concetti ormai strumentalizzati, a senso unico. Combattiamo l’ordine sociale che il fascismo ha propinato e praticato. Fin dalla sua nascita quando accettò l’appoggio degli squadristi, fino a portare l’Italia in una guerra mondiale, che l’ha messa in ginocchio. Oggi dicono che i fascisti sono cambiati, accettando l’ordine democratico ed occidentale. Revisionisti? Non importa, e tantomeno lo vogliamo sapere. Il fascismo per l’Italia è stata una parentesi intensa di storia, e ricca di errori. Chi accetta il fascismo, e quindi il suo “Duce” (condottiero) cioè Benito Mussolini, non può negare gli ORRORI che sono stati compiuti, compreso il fatto che il fascismo è stato promotore del nazismo. Questo è innegabile.
Se qualcuno è ancora dubbioso a riguardo vi faremo capire perché il fascismo non è cambiato. Partiamo proprio da questo concetto di sottovalutazione del fenomeno. La destra ha cercato di mettere da parte gli anni di piombo. Ha messo da parte (in parte) i militanti sovversivi, qualcun altro è stato eletto e qualcuno è scappato. Ma i “non tesserati” continuano comunque ad incrementare odio e violenze che nel Paese viene considerato un fenomeno di poco interesse. Il fatto è che “la tessera del partito” sono in pochi a farsela e i metodi di aggregazione sono cambiati, in peggio. Ci si raduna in segreto, nei centri sociali, nelle fabbriche occupate, negli stadi. Sono cambiati gli approcci sociali e anche noi siamo la prova. Aggiunto a questo c’è anche una sorta di “rozzezza” di idee. Ecco il motivo del nostro ripudio, in questa fase, ad una qualsiasi idea massimalista. Purtroppo non tutti captano questo ragionamento e, mentre le idee diventano sempre più rozze e false, le coltellate che giungono ad un essere umano sono vere ed il sangue che scorre non è certo l’effetto speciale di un film.
Davide Cesare e Renato Biagetti sono stati uccisi nel 2003 e nel 2006. Dal 2005 si contano 300 aggressioni attribuite alla destra o a gruppi fascisti. Atti vandalici, attacchi a centri sociali in stile guerriglia medioevale, aggressioni e coltellate che giungono raramente fra gli schermi televisivi.

Violenza e ancora violenza…

Non dimentichiamo poi le forze dell’ordine che, in un clima di violenza, hanno saputo mettere in negativo il nostro Paese. “La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Questa non è la nostra posizione, ma quella di Amnesty International riguardo ai fatti del G8 di Genova, nel 2001, dove un ragazzo ha perso la vita. Non dimentichiamo anche Aldrovandi, trovato morto MISTERIOSAMENTE dopo essere stato fermato dalla polizia.
Questo clima di violenza, spesso in nome del fascismo, come i fatti hanno dimostrato, ci IMPONGONO l’essere antifascisti. Perché se l’antifascismo è un dovere civico per Costituzione, noi lo consideriamo un DOVERE nei confronti di questo Paese.

Le nostre prospettive per la Valle Caudina

Basta guardarci intorno e frequentare queste zone per poco tempo che già chiniamo la testa scuotendola come se tutto fosse inutile. A cominciare da noi giovani a cui manca una cultura e un senso di civiltà, per arrivare alle magagne e i giochetti dei soliti furbi del quartiere.
Partiamo da un concetto: il lavoro.
Senza di esso non esiste un popolo, una società che è destinata a fallire nel giro di poche generazioni. La Valle Caudina pecca di opportunità lavorative e l’ambizione della nuova (e delle future) generazioni è l’emigrazione. Le opportunità che questa terra offre, e sono molto poche, riguardano spesso il solito cerchio di clientele e di caste. Non parliamo di lavori manageriali con stipendi multimilionari. Anche se vuoi fare il bidello o il vigile urbano. Anche per entrare nel servizio civile o semplicemente lavorare in nero in qualche cantiere, azienda o locale commerciale. Non esiste la meritocrazia, ma quasi esclusivamente la clientela. Passa dall’amico dell’amico che ti farà ottenere un lavoretto. Da fame, sottopagato, senza contributi. Quando poi sei tra i pochi fortunati riesci ad ottenere un lavoro mediocre che ti permette di SOPRAVVIVERE ma devi guardarti dal padrone, se non decide di chiudere la “baracca” per via di una pseudo crisi del settore. E lì comincia la tarantella delle sovvenzioni, dello spreco dei soldi, della poca produttività, della probabile conversione aziendale, della cassa integrazione o il licenziamento. Non è fantascienza, è semplicemente la Valle Caudina, terra stupenda che offre: apatia, disagio, disoccupazione, depressione e omertà. Perché ovviamente TUTTI sanno cosa succede, ma nessuno ha il coraggio di farsi avanti. Vuoi perché “s’è sistemato” o vuoi perché la paura ti fotte, ma l’omertà resta!
Ma le questioni sociali sono tante, e il lavoro fa parte di queste esigenze. Lo consideriamo il più importante perché senza di essi, siamo certi, la Valle Caudina nel giro di un paio di generazioni scomparirà o diventerà una città fantasma ed irriconoscibile. Violenta, arretrata socialmente e culturalmente.
Ma oltre questo, ci sono scuole che non funzionano ed un governo sempre più spinto ad un istruzione privata e aziendalistica, rendendo la cultura nient’altro che una merce.
Ci sono scuole della Valle che necessitano un sostanziale cambiamento, non solo di gestione ma di concetto stesso di scuola.
Ci sono bulli che vengono lasciati liberi di esprimere la propria frustrazione, mentre i compagni di scuola restano indifferenti o partecipano ad atti di bullismo perché hanno perso il lume della ragione.
Ci sono diversamente abili che non possono vivere perché qui manca ogni forma di assistenza: dalle rampe, al marciapiede, all’assenza di autobus che possa rendergli la vita più dignitosa.
Ci sono ragazzi e ragazze che scappano dalla Valle Caudina perché hanno paura di una vita povera.
Ci sono ragazzi e ragazze che la sera hanno paura di girare per le strade perché ci sono delinquenti liberi di fare il proprio porco comodo.
Ci sono ragazzi e ragazze che delinquono e non vengono puniti o aiutati, nel caso in cui serva.
Ci sono ragazzi e ragazze che non hanno punti di riferimento sociali e culturali.
Ci sono ragazzi e ragazze che per colpa di un mondo consumista, ripudia la cultura, e noi dobbiamo batterci per convincerli del contrario.
Ci sono ragazzi e ragazze che vengono emarginati o schifati solo perché non si conformano alla moda oppure hanno avuto il coraggio di esprimere i loro sentimenti d’amore. Come quei ragazzi omosessuali che in Italia, e nella Valle Caudina, vengono discriminati perché abbiamo una mentalità bigotta ipocrita ed ignorante.
Ci sono ragazzi e ragazze che vedono nel mondo del pallone e dello spettacolo una ragione di vita, ripudiando il lavoro come se fosse un umiliazione.
Ci sono ragazzi e ragazze discriminati per il loro colore della pelle, per la loro fede religiosa, per il loro modo di pensare, di vivere, di vestire.
Ci sono donne che combattono battaglie inumane.
Ci sono donne che non possono decidere cosa fare del loro corpo.
Ci sono donne il cui corpo è considerato ancora un oggetto.
Ci sono fabbriche abbandonate perché qualcuno considera questa terra un tornaconto personale.
Ci sono montagne bruciate per ragioni clientelari.
Ci sono montagne abbandonate e maltrattate, nonostante possano essere una grande fonte di turismo e di lavoro.
Ci sono terre abbandonate mentre la gente invoca un posto di lavoro.
Ci sono terre desolatamente ricoperte di immondizia.
Ci sono fiumi e torrenti inquinati da oltre trent’anni.
Ci sono paesi della Valle Caudina abbandonati da tutti: dal popolo fino alla classe dirigente.
Ci sono piccoli commercianti strozzati dalla camorra.
Ci sono camorristi che infangano la nostra terra con la loro criminalità.
Ma ci sono anche ragazzi e ragazze, donne, lesbiche, gay, trans, diversamente abili, operai ed operaie, contadini, commercianti e persone umili che, nonostante tutto, non accettano tutte queste ingiustizie. Nel loro piccolo le combattono: con la musica, con la poesia, con la rabbia, con la violenza, con le vicissitudini quotidiane, con la cultura, con l’informazione, con il dissenso. Con qualsiasi strumento che permetta loro di esprimere un sentimento ed un’opinione per questa terra. Bisogna lottare, perché davanti alle ingiustizie, scappare è ingiusto.